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Monuments |
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Albergo dei Poveri called also Palazzo Fuga - Piazza CarloIII Progettato nel 1751 da Ferdinando Fuga per volere di
Carlo di Borbone, l'edificio doveva ospitare gl'indigenti della
città, suddividendoli in quattro "caste": donne, bambine, uomini,
bambini. |
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Galleria Umberto I - Via Toledo Nel 1884, in seguito alla
devastante epidemia di colera, interi quartieri
sovraffollati (Porto, Pendino, Mercato, Vicaria) furono
sventrati e fu convocata una commissione valutare la
ricostruzione delle zone. |
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Guglia dell'Immacolata - Piazza del Gesu' In un primo tempo
l'obelisco posto al centro della Piazza, era in realtà un
monumento equestre dedicato a Filippo V. Fu solo nel 1747
che, per volere del gesuita padre Pepe, che fu commissionata
all'architetto Di Fiore la costruzione della guglia barocca.
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Palazzo Donn'Anna - Via Posillipo
L'edificazione
del palazzo fu voluta dal vicerè Guzman, per sua moglie Anna
Carafa e la costruzione fu affidata al Fanzago. I lavori
cominciarono nel 1642, ma non furono mai portati a termine a
causa dell'improvvisa morte della donna. Con il tempo la
costruzione assunse i contorni di un rudere, confondendosi
con le numerose rovine romane. Da "Leggende Napoletane" di Matilde Serao:
"Il bigio
palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai
finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina
solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l'onda del mare
non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma
non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri,
rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono
scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e
ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue
conchiglie. mette l'arena nei cortili, lasciandovi la verde
e lucida piantagione delle sue alghe. Di notte, il palazzo
diventa nero, intensamente nero; sì serena il cielo sul suo
capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il
mare di Posilipo, dalle ville perdute nei boschetti, escono
canti malinconici d'amore e le monotone note del mandolino:
il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia
l'onda marina. Ogni tanto, par di vedere un lumicino passare
lentamente nelle sue sale e fantastiche ombre disegnarsi nel
vano delle finestre; ma non fanno paura. Forse sono ladri
volgari che hanno trovato là un buon covo, ma la nostra
splendida povertà non teme di loro; forse sono mendicanti
che trovarono un tetto, ma noi ricchi di cuore e di
cervello, ci abbassiamo dalla nostra altezza per compatirlo.
E forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo che ciò
sia; noi li amiamo i fantasmi, noi viviamo con essi, noi
sogniamo per essi noi moriremo per essi, col desiderio di
vagolare anche noi sul mare, per le colline, sulle roccie,
nelle chiese tetre ed umide, nei cimiteri fioriti, nelle
fresche sale, dove il medioevo ha vissuto..." |
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