VIVI NAPOLI

La rubrica per scoprire Napoli


MUOVERSI A NAPOLI

per girare in città senza pensieri

Stazione metro Toledo

www.metro.na.it La Linea 1 e la Linea 2 della metropolitana e le 4 funicolari di Napoli (Centrale, Chiaia, Mergellina, Montesanto) formano l'attuale rete dei trasporti su ferro gestita da Metronapoli, integrata dai tre impianti di scale mobili inaugurati il 16 ottobre 2002 che rendono più agevole e breve il collegamento tra le stazioni di Vanvitelli (Linea 1), Piazza Fuga (Funicolare Centrale), Cimarosa (Funicolare Chiaia) e la stazione Morghen (Funicolare Montesanto).

www.unicocampania.it Per spostarsi a Napoli o in Tutta la regione con un unico biglietto! Scopri qual è il titolo di viaggio che fa per te e i vantaggi dell' Artecard...musei e mezzi pubblici in un'unica soluzione!

www.anm.it Per conoscere i percorsi di tutti gli autobus cittadini.

www.sepsa.it Trasporto su strada e ferro per raggiungere i Campi Flegrei.

www.vesuviana.it Il modo più rapido per arrivare a Pompei, Ercolano e nella costiera sorrentina.

www.muoversincampania.it Il sito costantemente aggiornato sulla situazione traffico e lavori in corso su tutta la rete stradale campana.

Stazione metro Toledo

INDICE


I MUSEI

tutti i musei in ordine alfabetico

affresco di Saffo nel museo Archeologico di Napoli

ANATOMIA : Via Armanni, 5 - Tel 081-5666010
Aperto dal lunedì al venerdì su appuntamento
Bus: R2 - GRATIS

ARCHEOLOGICO NAZIONALE : Piazza Museo, 19 - Tel. 081-4422149
Aperto dalle 9 alle 19.30. Chiuso il Martedì
Metro: Linea1 fermata Museo, Linea 2 fermata Cavour
Bus: C57, R4, C63

CAPPELLA SANSEVERO: Via Francesco De Sanctis, 19 - Tel 081-5518470
Aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 17.40. Domenica e festivi dalle 10 alle 13.10. Chiuso il martedì
Bus: C57, R2

CAPPELLA DEL MONTE DI PIETÁ : Via San Biagio dei Librai, 114
Aperto il sabato dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 9 alle 14
Bus: C57, R2

CAPODIMONTE : Via Miano, 2 - Tel. 081-7499111
Aperto dalle 8.30 alle 19.30. Chiuso il Mercoledì
Bus: C57, R4, C63

CIVICO DI CASTELNUOVO: Maschio Angioino Piazza del Municipio - Tel 081-4201241
Aperto dalle 9 alle 19.00. Chiuso la Domenica.
Funicolare: Centrale fermata Augusteo
Bus: R2, R3, C25

CITTÁ DELLA SCIENZA : Via Coroglio, 104 - Tel 081-3723728
Aperto dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 17.30. La domenica dalle 9.30 alle 14.00
Bus: C57

COLLEZIONE TIRRENIA PALAZZO SIRIGNANO : Rione Sirignano, 2 - Tel 199.123.199
Aperto la terza domenica del mese dalle 10 alle 13
Bus: 140, 152, R3 - GRATIS

COMPLESSO SAN LORENZO MAGGIORE : Piazza San Gaetano, 316 - Tel 081-2110860
Aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 17. La domenica dalle 10 alle 19. Chiuso il lunedì.
Bus: 129 da Piazzale Tecchio

CORALLI E CAMEI : Piazzetta Matilde Serao, 19 - Tel 081-421111
Aperto dal lunedì al sabato dalle 11 alle 14 e dalle 16 alle 20. Chiuso domenica e lunedì mattina. Solo su prenotazione.
Funicolare: Centrale fermata Augusteo
Bus: R2, C25, R3 - GRATIS

DIEGO ARAGONA PIGNATELLI CORTES : Riviera di Chiaia, 200 - Tel. 081-7612356
Aperto dalle 8.30 alle 13.30. Chiuso il Martedì
Funicolare: Chiaia fermata Parco Margherita
Metro: Linea 2 fermata Piazza Amedeo
Bus: 140, 152, R3, C18, C19, C12

DIOCESANO DI NAPOLI - CHIESA DONNAREGINA NUOVA : Largo Donnaregina - Tel. 081-5571365
Aperto Lun-Sab dalle 9.30 alle 16.30 - Dom dalle 9.30 alle 14.00. Chiuso il martedì
A 100 mt. dal Duomo il Museo Diocesano ospitato nella Chiesa Barocca di Donnaregina Nuova propone una collezione permanente di centinaia di opere, capolavori del Solimena, Falcone, Mellin, Giordano e pezzi unici come la stauroteca di S. Leonzio ed il Tesoro di S. Vincenzo.

DUCA DI MARTINA - VILLA FLORIDIANA : Via Cimarosa, 77 - Tel. 081-5788418
Aperto dalle 8.30 alle 13.30. Chiuso il martedì
Funicolare: Centrale fermata Piazza Fuga, Chiaia fermata Vomero
Metro: Linea 1 fermata Vanvitelli
Bus: C28, C31, C32

ETNOPREISTORIA : Castel Dell' Ovo- Borgo Marinari - Tel 081-7645343
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 su appuntamento. Chiuso sabato e domenica.
Bus: R3, 140 - GRATIS

FERROVIARIO NAZIONALE : Via Pietrarsa - Tel 081-472003
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30. Chiuso sabato e domenica.
Bus: 254 - GRATIS

FISICA : Via Mezzocannone, 8 - Tel 081-2536222
Aperto dal lunedì alla domenica dalle 9 alle 13.
Bus: R2

GALLERIA DELL' ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI : Via Costantinopoli - Tel 081-5510547
Lun, mar, mer, gio e sab aperto dalle 10 alle 14. Ven aperto dalle 14 alle 18
Bus: C57

IPOGEO DELLA CHIESA DEL PURGATORIO AD ARCO : Via dei Tribunali - Tel 081-446810
Museo e Ipogeo aperti il sabato dalle 10 alle 12.30. Chiesa aperta dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13.
Bus: C57, R2

MADRE : Via Settembrini, 79 - Tel 081-19313016
Lun, Mer, Gio, Ven aperto dalle ore 10 alle 21. Sab e Dom dalle ore 10 alle 24. Chiuso il Martedì
Metro: Linea 1 fermata Museo, Linea 2 fermata Cavour
Bus: E1 - IL LUNEDÍ GRATIS

MUSEO DEL MARE : Via Pozzuoli, 5 - Tel 081-6173749
Aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Chiuso la domenica.
Bus: 152 - GRATIS

OSSERVATORIO DI CAPODIMONTE : Via Moiariello, 16 - Tel 081-5575111
Su appuntamento.
Bus: C63 - GRATIS

PALAZZO REALE : Piazza del Plebiscito, 1 - Tel 081-400547
Aperto dalle 9.00 alle 19.00. Chiuso il Mercoledì
Funicolare: Centrale fermata Augusteo
Bus: 140, 152, R3, C18, C19, C12

PALEOBOTANICA E ETNOBOTANICA : Via Foria, 223 - Tel 081-455654
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14 su appuntamento. Chiuso sabato e domenica.
Bus: 548 - GRATIS

PAN - PALAZZO DELLE ARTI NAPOLI : Via dei Mille, 60 - Tel 081-7958605
Aperto dalle 9.30 alle 19.30. Chiuso il Martedì
Funicolare: Chiaia fermata Parco Margherita
Metro: Linea 2 fermata Piazza Amedeo
Bus: C24, C25, C28, E6

PIO MONTE DELLA MISERICORDIA (Chiesa e Quadreria) : Via dei Tribunali, 253 - Tel 081-446944
Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 14. Chiuso il mercoledì
Bus: C57, R2

QUADRERIA DEI GIROLAMINI : Via Duomo, 142 - Tel 081-294444
Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30. Chiuso la domenica
Bus: R2, E1 - GRATIS

SALA DEL TESORO DI SAN DOMENICO MAGGIORE : Piazza san Domenico Maggiore - Tel 081-4420039. Sabato aperto dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19. Domenica aperto dalle 9.30 alle 12. Gli altri giorni su prenotazione
Bus: C57, R2

SAN MARTINO : Piazzale San Martino, 5 - Tel. 081-5586408
Aperto dalle 8.30 alle 19.30. Chiuso il mercoledì
Funicolare: Montesanto fermata Via Morghen, Centrale fermata Piazza Fuga, Chiaia fermata Vomero
Metro: Linea 1 fermata Vanvitelli
Bus: V1

SANTA CHIARA : Via Santa Chiara, 49/c - Tel 081-19575915
Aperto dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 17.30. La domenica dalle 9.30 alle 14.00
Bus: C57

STORICO MUSICALE CONSERVATORIO DI SAN PIETRO A MAJELLA : Via San Pietro a Majella - Tel 081-446810
Aperto dal Lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30. Sabato e domenica chiuso. Visite su appuntamento.
Bus: C57, R2

TEATRO SAN CARLO : Via San Carlo - Tel 081-5534565
Aperto dal giovedì al lunedì visite guidate su appuntamento dalle 9 alle 17.30.
Funicolare: Centrale fermata Augusteo
Bus: R2, C25, R3

TESORO DI SAN GENNARO : Via Duomo, 149 - Tel 081-294980
Aperto dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 17.00. Domenica e festivi dalle 9.30 alle 14.30. Chiuso il lunedì.
Bus: R2, E1

TESSILE E DELL'ABBIGLIAMENTO ELENA ALDOBRANDINI : Piazzetta Mondragone, 18 - Tel 081-4238368. Aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17. Sabato dalle 9 alle 13. Chiuso la domenica.
Bus: C22

INDICE


I CASTELLI

 

foto del Maschio Angioino

CASTEL DELL'OVO

Come Arrivare : Dall' hotel IL CONVENTO recarsi a Via Toledo e girare a destra verso Piazza del Plebiscito. Attraversatela. percorrete Via Console per circa 200 metri e girate a destra verso Via Santa Lucia, fino a giungere al Borgo Marinari. Eccovi dinanzi ad uno dei più fantastici spettacoli di fusione tra ambiente naturale e opera umana: il Castel dell'Ovo.

Il castello sorge sull'isolotto dell'antica Megaride (su cui la leggenda vuole che fosse approdata, sfinita, la sirena Partenope, che avrebbe dato il nome alla città antica), poi collegato alla terraferma e sul quale il patrizio romano Lucullo fece erigere la sua fastosa villa. Verso la fine del V secolo vi si insediarono alcuni monaci basiliani, che vi fondarono il cenobio di San Salvatore, di cui sopravvive ancora oggi l'antica chiesa. In periodo ducale, sull'isolotto venne costruito un fortilizio e i monaci vennero trasferiti altrove. Nel XII secolo i Normanni scelsero il sito quale loro residenza ed affidarono all'architetto Buono l'ampliamento della fortificazione. Risale a questo intervento la torre detta appunto "Normandia". Un ulteriore rafforzamento della struttura venne realizzato dagli Svevi. Nel XIV secolo, si diffuse l'attuale denominazione, per la quale vi sono due teorie: l'una la riferisce alla pianta particolare del castello; l'altra, più accreditata, fa risalire il nome al poeta Virgilio, che vi avrebbe nascosto un uovo, che avrebbe garantito la stabilità tanto della fortezza quanto dell'intera città. L'aspetto attuale del Castel dell'Ovo è quello determinato dalla ristrutturazione operata nell'epoca vicereale, dopo i danni subiti nell'assedio del 1503. Il Castel dell'Ovo si presenta come una cittadella fortificata che costituisce un punto preminente del panorama napoletano sul lungomare. Strade con gradoni in pendenza, mura possenti spianate panoramiche e loggiati gotico-aragonesi ne fanno un monumento di eccezionale bellezza, oltre che di grande interesse storico.

CASTEL CAPUANO

Il Castel Capuano, il cui nome è dovuto alla vicinanza dell'antica Porta detta "Capuana" perchè immetteva sulla strada che conduceva a Capua, fu edificato dai Normanni nel XII secolo. In seguito fu ampliato dagli Svevi, e fu sede reale degli Aragonesi fino al 1400. La fondazione del castello è attribuita tradizionalmente a Guglielmo I. Restaurato da Carlo I rimase tra le residenze reali; chiuso in età aragonese dentro la nuova cinta muraria il castello perdette definitivamente il carattere militare, per trasformarsi in una residenza. Nel corso dei secoli il Castello fu ripetutamente ristrutturato, e durante il governo di Pedro di Toledo, fu destinato ad accogliere tutte le corti di giustizia sparse per la città, mentre i sotterranei furono adibiti a carceri. Il castello divenne così la Vicaria, il palazzo di Giustizia; funzione che tuttora mantiene. L'ambiente più importante e interessante è sicuramente la Cappella Sommaria, con pareti decorate a stucchi e affrescate da Pietro Ruviale nel Cinquecento rappresentanti Scene Evangeliche e il Giudizio Universale.
Interessante si rivela anche il Salone della Corte di Appello, con opere settecentesche di Antonio Cacciapuoti e il Salone dei Busti, dove si trovano i busti dei principi del Foro di Napoli.

CASTEL NUOVO - MASCHIO ANGIOINO

La Storia : Occupando Napoli nel 1266, Carlo I d'Angiò, non trovò una dimora adeguata, allora decise di farne costruire una appena al di fuori delle mura della città. Cominciarono così (1279-1282) i lavori del Castel Nuovo (Castrum Novum), denominato così x distinguerlo dai "vecchi" castelli Capuano e dell'Ovo.Tipica rappresentanza dello stile gotico francese, inizialmente era costituito da una pianta quadrilatera irregolare, quattro torri e delle alte mura merlate. In realtà Carlo I non vi dimorò mai, al suo posto vi si stabilì il figlio Carlo II e in seguito Roberto d'Angio, che apportarono sostanziali cambiamenti alla struttura del maniero. Quando agli Angioini successero gli Aragonesi, anche Alfonso I d'Aragona seguì la tradizione di porre la sua dimora nel Maschio Angioino (altro nome del Castello) e d'iniziare lavori d'ampliamento. E' a quell'epoca che risale il famoso arco di trionfo posto tra la torre di mezzo e quella di guardia. Ora il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro di piperno ed una di tufo). Dall'epoca di Alfonso I ad oggi, molti sono stati i lavori di ampliamento e di restauro che hanno interessa il castello, ma sostanzialmente la struttura che si presenta oggi ai nostri occhi è un misto del gusto francese e di quello catalano.

L'Arco Di Trionfo (1453 - 1479) : Voluto da Alfonso I d'Aragona per celebrale la sua entrata vittoriosa in città (23 febbraio 1443) , è formato da 2 archi a tutto sesto sovrapposti. Il rilievo del fregio centrale sovrastante il primo arco rappresenta il nuovo re seduto su di un carro trainato dalla Fortuna. Il secondo arco, invece, doveva contenere una statua equestre del sovrano, che lo stesso avrebbe voluto commissionare al Donatello, ma che in realtà non fu mai realizzata.

La Sala Dei Baroni : Voluta da Roberto d'Angiò e affrescata da Giotto verso il 1330, la sala era originariamente chiamata Sala Maior. Gli affreschi, purtroppo perduti, rappresentavano illustri personaggi del passato. Sulle nude pareti si innalza fino ad un'altezza di ventotto metri la stupenda volta, al cui centro, invece della tradizionale chiave, è posto un luminoso oculo, da cui si dipartono sedici costoloni in piperno che, raccordandosi ad altri elementi minori, creano un disegno stellare, evidenziando il contrasto cromatico tra il grigio dei costoloni, in piperno di Pozzuoli, ed il giallo delle pareti e delle volte in tufo. Nel 1919 la sala è stata parzialmente distrutta da un incendio. Sugli architravi sono ancora visibili i bassorilievi raffiguranti il corteo trionfale di Alfonso e l'ingresso del re al castello. Nell'angolo sud-est della Sala, attraverso una porta gotica si accede alla spettacolare scala a chiocciola, attualmente inagibile, tutta in piperno, che dall'abside della Cappella Palatina conduce alla Sala dei Baroni ed alle terrazze superiori. L'ambiente è illuminato anche da un balcone detto "Trionfale" di cui è originale la base che ha la forma di una piramide rovesciata. Attualmente la sala è adibita alle riunioni della giunta comunale.

Le Leggende : Al tempo di Carlo II D'Angiò il castello fu la dimora di Papa Celestino V, il cui pontificato fu tra i più corti della storia: solo 5 mesi. Infatti il 13 dicembre, Celestino V decise di spogliasi dalle vesti di capo della spiritualità e, sempre tra le mura del castello, fu proclamato il suo successore: Bonifacio VIII. La storia narra che fu lo stesso Bonifacio VIII a convincere il papa ad abdicare. Si narra, infatti, che Bonifacio, ben conoscendo il carattere impressionabile di Celestino, notte tempo, introducendo una lunga tromba tramite una finestra nella camera di Celestino, e fingendo di essere un messaggero di Dio, gli suggerisse di abbandonare l'incarico. Molto più atroci sono i racconti delle sparizioni misteriose di ospiti invisi alle regine Giovanna I d'Angiò e Giovanna II. Tali persone, si diceva, fossero state destinate ad una morte atroce: venivano torturati e uccisi da loschi sicari o, il più delle volte, spinti giù, attraverso una botola, nelle prigioni, dove venivano dilaniati da un coccodrillo, arrivato dalle coste africane e annidato, via mare, nei sotterranei.Per catturare il coccodrillo fu usata come esca una coscia di cavallo e, una volta ucciso, fu imbalsamato ed esposto all'ingresso del castello. Ad avvalorare questa leggenda c'è il ritrovamento nelle segrete di quattro bare senza alcuna descrizione contenenti ossa, probabilmente quelle dei baroni arrestati e uccisi (vedere prossima leggenda). Arriviamo al 1486, ai tempi di Ferrante d'Aragona. E' proprio in quel periodo che la Sala Maior acquista il nome di Sala dei Baroni, in quanto il sovrano, volendosi vendicare della partecipazione dei baroni ad una congiura, li invita al castello con il pretesto del festeggiamento delle nozze del figlio e qui li fa arrestare e gettare nelle segrete. Di loro non si saprà più nulla.

CASTEL SANT 'ELMO

Il castello vede la sua origine nel 1275, durante il regno di Carlo I d'Angiò. In questa fase doveva avere la struttura di un palatium medievale. Il Belforte, questo era in origine il nome del Castello, sorge nel 1329 per volere di Roberto d'Angiò sulla collina del Vomero. Nel corso della ricostruzione venne modificato con opere difensive, tanto da essere chiamato castrum Sancti Erasmi, probabilmente per la presenza di una cappella dedicata a Sant'Erasmo. Dalla piazza d'armi e dagli spalti si gode di una vista suggestiva del centro antico e del golfo di Napoli: dai luoghi dell'antica Partenope a Neapolis, con la stretta feritoia di Spaccanapoli.
Il Castello fu utilizzato non solo come punto di difesa durante la rivolta di Masaniello nel 1799 ma fu utilizzato anche per imprigionare i rivoluzionari, acquisendo una funzione punitiva che ha conservato per diversi anni.
E' stato demanio militare fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio l'ultimo restauro, condotto dal Provveditorato alle Opere Pubbliche con l'intento di restituirlo alla città come sede di attività culturali.Molto interessanti sono le prigioni sotterranee e le terrazze.Può essere visitato in caso di manifestazioni.

Certosa Di San Martino : Ma non si può parlare del Castel Sant'Elmo senza fare un accenno alla Certosa di San Martino fondata nel 1325 da Carlo duca di Calabria, che la volle in una posizione dominante sulla città. La prima soluzione era una grandiosa costruzione gotica di cui rimangono oggi pochi elementi a causa della radicale ristrutturazione in stile barocco del Seicento. Sono ancora riconoscibili alcune aperture con archetti in stile catalano - che si trovano nell'ex-refettorio usate probabilmente come passa vivande e venute alla luce in un recente restauro. La Certosa fu dedicata a San Martino, vescovo di Tours, probabilmente per la presenza di un'antica cappella preesistente. Verso la metà del XVI secolo, sotto l'influenza della controriforma, la Certosa fu rinnovata secondo i più moderni criteri. Un esempio splendido dell'arte napoletana seicentesca è costituito dal Chiostro Grande, caratterizzato da colonne di ordine dorico-toscano, dal cimiterino dei monaci certosini, dalle statue del loggiato, dai busti dei santi certosini sui portali, dal finto pozzo nel centro e da numerosi alberi da frutto. Un chiostro più piccolo, detto Chiostro dei Procuratori, costituisce la via di accesso ai giardini e alle sale del Museo Nazionale; presenta le stesse proporzioni del Chiostro Grande, ed ha al centro un pozzo, opera di Felice de Felice. L' appartamento del Priore fu decorato da celebri pittori napoletani, e dotato di un bel pavimento in cotto e maiolica, tuttora visibile. Il monastero fu soppresso nel 1806 dai francesi. Oggi la Certosa ospita il Museo Nazionale di San Martino dedicato alla storia cittadina e con una ampia, suggestiva, esposizione di presepi della scuola napoletana. I giardini della Certosa scendono dalla sommità di San Martino lungo la collina del Vomero, per arrivare all'altezza del corso Vittorio Emanuele; vi si trovano molteplici specie arboree e floreali, e da essi si gode uno dei panorami più belli sul golfo di Napoli.

CASTELLO ASELMEYER

La grandiosa costruzione, realizzata con le caratteristiche del castello Medioevale, è in realtà sorta tra il 1902 e il 1904. Elemento di spicco nel panorama collinare visto da Via Caracciolo, il "castello" è opera dell'architetto inglese Lamont Young, tanto che all'inizio si chiamò "Castello Lamont".
L'edificio è in stile neogotico con massicce torri emergenti, in cui s'intrecciano motivi todoreschi ed elisabettiani, propri delle residenze borghesi inglesi. Inizialmente l'opera fu molto criticata per l'uso di linee insolite non in armonia con la tradizione napoletana. Attualmente il castello è adibito a residenza privata e non è visitabile.

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I MONUMENTI

 

Albergo dei poveri

ALBERGO DEI POVERI O PALAZZO FUGA - Piazza Carlo III

Progettato nel 1751 da Ferdinando Fuga per volere di Carlo di Borbone, l'edificio doveva ospitare gl'indigenti della città, suddividendoli in quattro "caste": donne, bambine, uomini, bambini.
Proprio in base a queste distinzioni, il Fuga progettò la struttura in modo da precludere qualsiasi contatto tra le diverse categorie di ospiti.
Il progetto prevedeva un lunghissimo edificio a pianta rettangolare, misurante seicento metri in lunghezza e centocinquanta in larghezza, composto da cinque corti in linea di cui una, quella centrale, avrebbe dovuto accogliere una chiesa caratterizzata da quattro navate disposte a forma di X.
In realtà i lavori furono interrotti nel 1819, lasciando l'edificio decurtato delle parti laterali corrispondenti alle facciate esterne delle due ultime corti, costruiti sino al primo livello risultavano invece sia i bracci perpendicolari al prospetto principale sia il complesso sistema a raggiera che, all'interno della corte principale, avrebbe dovuto ospitare la chiesa a pianta centrale con le navate a forma di X.
Dopo più di un secolo e mezzo di abbandono, nel 2005 sono ufficialmente cominciati i lavori di restauro.

GALLERIA UMBERTO I - Via Toledo

Nel 1884, in seguito alla devastante epidemia di colera, interi quartieri sovraffollati (Porto, Pendino, Mercato, Vicaria) furono sventrati e fu convocata una commissione valutare la ricostruzione delle zone. Il rifacimento dell'area limitrofa a Via Santa Brigida, fu affidato all'ingegnere Emanuele Rocco, che progetto quattro edifici collegati da una grande galleria di ferro e vetro, la cui progettazione fu affidata a Paolo Boublée. Le vetrate, con una superficie di 1076 metri quadrati, formano quattro bracci, che si intersecano in corrispondenza di una ampia cupola. Dei quattro ingressi alla galleria, il più valorizzato è quello che fronteggia il Teatro San Carlo, con un porticato leggermente arcuato e una facciata enfatizzata con statue di marmo e nicchie. La galleria venne inaugurata ufficialmente il 10 novembre 1892 dal sindaco Nicola Amore, e divenne tra fine '800 e inizio '900 il centro artistico e mondano della città. Dopo una fase di decadenza nel periodo tra le due guerre, oggi è un ampio ed elegante salotto cittadino, con bei negozi, ritrovi ed uffici.

GUGLIA DELL' IMMACOLATA - Piazza del Gesu'

In un primo tempo l'obelisco posto al centro della Piazza, era in realtà un monumento equestre dedicato a Filippo V. Fu solo nel 1747 che, per volere del gesuita padre Pepe, che fu commissionata all'architetto Di Fiore la costruzione della guglia barocca. Fu lo stesso gesuita a rifiutare i sovvenzionamenti del re, e a riuscire a pagare i non indifferenti compensi degli artisti tramite collette popolari. Ancora oggi, ogni 8 dicembre, festa dell'Immacolata, viene poggiata una scala al monumento, per permettere al cardinale di offrire all'Immacolata una corona di fiori.

PALAZZO DONN' ANNA - Via Posillipo

L'edificazione del palazzo fu voluta dal vicerè Guzman, per sua moglie Anna Carafa e la costruzione fu affidata al Fanzago. I lavori cominciarono nel 1642, ma non furono mai portati a termine a causa dell'improvvisa morte della donna. Con il tempo la costruzione assunse i contorni di un rudere, confondendosi con le numerose rovine romane. Ciononostante la struttura continua ad essere una figura predominante nel panorama costiero della città.

Da "Leggende Napoletane" di Matilde Serao: " Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l'onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie. mette l'arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle sue alghe. Di notte, il palazzo diventa nero, intensamente nero; sì serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posilipo, dalle ville perdute nei boschetti, escono canti malinconici d'amore e le monotone note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l'onda marina. Ogni tanto, par di vedere un lumicino passare lentamente nelle sue sale e fantastiche ombre disegnarsi nel vano delle finestre; ma non fanno paura. Forse sono ladri volgari che hanno trovato là un buon covo, ma la nostra splendida povertà non teme di loro; forse sono mendicanti che trovarono un tetto, ma noi ricchi di cuore e di cervello, ci abbassiamo dalla nostra altezza per compatirlo. E forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo che ciò sia; noi li amiamo i fantasmi, noi viviamo con essi, noi sogniamo per essi noi moriremo per essi, col desiderio di vagolare anche noi sul mare, per le colline, sulle roccie, nelle chiese tetre ed umide, nei cimiteri fioriti, nelle fresche sale, dove il medioevo ha vissuto..."

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I TEATRI

 

teatro San Carlo

TEATRO SAN CARLO

Via San Carlo, 98 tel. 081 7972 331
Per gli amanti della lirica e del balletto. E' possibile acquistare i biglietti tramite fax.
Zona: P.zza del Plebiscito, a meno di 5 minuti a piedi dall'hotel.

TEATRO TASSO

Via Tasso, 169 tel.081 66 18 35/ 081 66 94 80
Zona: Posillipo. Per il tragitto dall' hotel è consigliato un taxi.

TEATRO TRIANON

Piazza Calenda, 9 tel. 081 22 58 285. Specializzato in spettacoli classici napoletani di prosa e canto.
Zona: tra P.zza Nicola Amore e P.zza Garibaldi, raggiungibile con il bus R2

TEATRO AUGUSTEO

P.tta Duca D'Aosta, 263 tel. 081 40 56 60.
Zona: Via Toledo, accanto la funicolare centrale. due minuti a piedi dall'hotel.

TEATRO DIANA

Via L. Giordano 64/72 tel. 081 578 49 78.
Zona: Vomero. Con la funicolare centrale fino all'ultima fermata (P.tta Fuga). Percorrere Via Scarlatti e girare a destra al primo incrocio.

TEATRO BELLINI

Via Conte di Ruvo, 14 tel. 081 549 9688.
Zona: A circa 10 min. a piedi dall'hotel. Tra Via Toledo e Via Foria.

TEATRO MERCADANTE

P.zza Municipio, 64 tel. 081 551 3396.
Zona: A meno di 5 minuti a piedi dall'hotel nel cuore di Piazza Municipio.

TEATRO CILEA

Via S. Domenico, 11 tel. 24 72 684.
Zona: Vomero. Raggiungibile in taxi o con la linea 1 della metropolitana.

TEATRO SANNAZZARO

Via Chiaia, 157 tel. 081 40 38 27.
Zona: Nel cuore del quartiere Chiaia. 15 minuti circa a piedi dall'hotel.

TEATRO TOTÓ ( BRUTTINI )

Via Frediano Cavara,12/e tel. 081 5647525.
Zona: Nei pressi di Via Foria (zona del museo archeologico nazionale).

NUOVO TEATRO NUOVO

Via Montecalvario, 16 tel. 081 40 60 62.
Zona: Nel pieno dei Quartieri spagnoli, a soli 250 metri dall'hotel.

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LE CATACOMBE

 

catacombe di San Gennaro

CATACOMBE DI SAN GENNARO

Via tondo di Capodimonte 13 - Basilica del Buon Consiglio tel. 0815441305
info@catacombedinapoli.it
ispettoratocatacombe@tiscali.it

Orari delle Catacombe di San Gennaro: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 17.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00. Biglietto unico catacombe di san Gennaro + Catacombe di San Gaudioso euro 8,00 - ridotto euro 5,00. Il biglietto da' diritto al pagamento dell'ingresso ridotto per il Museo Diocesano di Napoli e per il Museo del Tesoro di San Gennaro.Raggiungibile con l'autobus R4.

CATACOMBE DI SAN GAUDIOSO

Piazza Sanità 14 - Basilica di Santa Maria della Sanità tel. 081 5441305
info@catacombedinapoli.it

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13. Biglietto unico catacombe di san Gennaro + Catacombe di San Gaudioso euro 8,00 - ridotto euro 5,00. Il biglietto da' diritto al pagamento dell'ingresso ridotto per il Museo Diocesano di Napoli e per il Museo del Tesoro di San Gennaro. Facilmente raggiungibile con l'autobus R4.

CATACOMBE DI SAN SEVERO

Piazzetta S.Severo a Capodimonte tel. 0817411071/081 5441305
ispettoratocatacombe@tiscali.it

Chiuso il lunedì. Mart.-Dom. visite guidate ore 9-10-11-12 Biglietto intero euro 5,00; per scolaresche euro 3,00. Raggiungibile con l'autobus R4.

SCAVI DEL DUOMO

Via Duomo. Lun.-Sab. dalle ore 9.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00, Dom. e festivi dalle 9.00 alle 12.00 Biglietto intero euro 3,00; riduzioni per gruppi. Metro Linea 1 fermata Museo. Metro Linea 2 fermata Cavour. Proseguire lungo Via Duomo.

SCAVI DI SAN LORENZO MAGGIORE

Piazza San Gaetano, 316 tel. 081 2110860. Lun.-Sab. aperto dalle ore 10.00 alle 17.00, Dom. dalle 10.00 alle 13.30. Biglietto intero euro 4,00; under 18 e over 65 euro 2,00. Nel pieno del centro storico a circa 15/20 minuti a piedi dall'albergo.

IL SOTTOSUOLO NAPOLETANO

Associazioni :
Napolisotterranea : Piazza San Gaetano, 68 tel. 081 296944
Laes : Piazza Trieste e Trento tel. 081 400256 . In entrambi i casi su prenotazione.

LE TOMBE DEI POETI

Tomba di Virgilio e Leopardi : Via Piedigrotta, 20 tel. 081 669390
Sepolcro Jacopo Sannazzaro : Chiesa di S. Maria del Parto - Via Mergellina, 9/b tel. 081 664627

INDICE


LE CHIESE

 

pianta delle Chiese dei quartieri spagnoli

La più vicina all' albergo è la Chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe (sicuramente dalla Vostra camera avrete modo di udirne le campane...). Anna Maria Gallo nacque a Napoli il 25 marzo 1715 nella zona dei Quartieri Spagnoli. Qui visse e compì fatti prodigiosi che il popolo interpretò come miracoli.
Ancora oggi il mito di questa Santa è molto sentito e da tutto il mondo nella piccola chiesa arrivano fedeli ad invocare le sue grazie, specie le donne desiderose di avere figli.
Gli appartamenti della Santa, così come la famosa sedia dove la stessa usava pregare, sono rimasti così com'erano alla morte della suora.
La chiesa è aperta tutti i giorni dalle sette a mezzogiorno.
Guarda il reportage della trasmissione Tempi Moderni

Sempre in Via Speranzella è sita la Chiesa di Santa Maria della Speranza ( chiamata, però, Santa Rita della Speranzella per il culto della Santa da Cascia che vi si pratica dal 1810).Costruita nel 1559 da Giovanna de Liria y Portocarrero e Francesco de la Cueva, la cappella fu più volte restaurata e definitivamente riedificata nel 1746-1759. Solo la facciata risale ad un intervento successivo del 1786.Sulla rosta metallica sono leggibili le lettere S.S.R., iniziali della Congregazione del Santissimo Rosario che ebbe la chiesa in affidamento fin dall' 800 e ne promosse un ultimo restauro completato nel 1942.

Alle spalle dell' hotel, in Vico Noce, troviamo Concezione a Montecalvario, massima espressione dell'architettura napoletana del '700 e considerata uno dei capolavori di Domenico Antonio Vaccaro, che vi lavorò dal 1714 al 1724. Inizialmente costituiva un Ritiro per Vergini che desideravano dedicarsi all'educazione delle figlie del popolo. La riedificazione della chiesa partì nel 1714. Ad oggi la struttura appare splendidamente inserita nel tessuto urbano, tanto da essere visibile fin da Via Toledo.

Nei pressi della Concezione a Montecalvario, in Vico Lungo San Matteo, vi è Santa Maria di Montecalvario. Fondato nel 1560, il convento, come molti altri durante il decennio francese, fu soppresso e, per alcuni anni, fu adibito a caserma militare. L'impianto è ancora quello originario, solo i soffitti, distrutti durante un bombardamento nella II guerra mondiale, risalgono ad un restauri del 1943.

Usciti dal portone principale della chiesa, sulla destra vi è l'ingresso all' Arconfraternita dell'Immacolata Concezione e Purificazione di Maria de' nobili in Montecalvario, famosa perchè, il sabato santo, da qui partiva la processione in onore dell'Immacolata, la cui statura veniva eretta su un carro detto Battaglino dal cognome del confratello che istituì la festa nel 1620. Tra i vari progettisti del carro ricordiamo Lorenzo e Domenico Antonio Vaccaro (1691), Bartolomeo Granucci (1737) e Mario Gioffredo (1742).

Il Vico Lungo San Matteo, prosegue fino ad una piazzetta che prende il nome dalla chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli. Una lapide tardo-settecentesca, murata al termine della navata sinistra, pone la fondazione del tempio al 1560, ma le fonti concordano col riferirne la costruzione iniziale al 1573, che fu poi rinnovata nel 1588 e concessa all'Ordine della Santissima Trinità.

Nel braccio superiore del chiostro della Santissima Trinità, è ubicata la Real Arciconfraternita di Maria Santissima Assunta in cielo, che ha il suo ingresso principale in salita trinità degli Spagnoli, dove si vedono il portale in piperino e la porta lignea inglobati in un edificio d'abitazione.Qui abitò e morì nel 1849 Pietro Bianchi, architetto della Basilica di San Francesco di Paola (P.zza del Plebiscito).

Molte altre ancora sono le chiese che troverete aggirandoVi nei vicoli del centro storico.Alcune sono chiuse e abbandonate, ma la maggior parte sono tenute in vita dal culto dei devoti.

LE CHIESE DEI QUARTIERI SPAGNOLI (vd pianta in alto)

1. Statua di San Gennaro a Port'Alba
2. Cappella dell' Immacolata
3. Statua di San Gaetano

4. Santa Maria Avvocata
5. Santa Maria di Caravaggio

6. Cappella di palazzo Ruffo di Bagnara
7. S. Domenico Soriano

8. Sant'Antonio a Tarsia
9. Santa Maria di Montesanto

10. Edicola del Crocifisso
11. Santa Maria del Rosario a Portamedina

12. Santissima Trinità dei Pellegrini
13. Santa Maria Materdomini

14. Santa Maria del Presidio
15. Santa Maria dello Splendore e edicola

16. Santa Maria dei Sette Dolori
17. Santissima Trinità delle Monache

18. Santa Maria del Soccorso
19. Santa Maria Ognibene

20. Concezione a Montecalvario (leggi spiegazione in alto)
21. Santa Maria di Montecalvario
(leggi spiegazione in alto)
22. Arciconfraternita dell'Immacolata Concezione (leggi spiegazione in alto)
23. Edicola XVIII secolo

24. Congrega dei Santi Francesco e Matteo Santissima Trinità degli Spagnoli (leggi spiegazione in alto)
25. Arciconfraternita dell'Assunta
(leggi spiegazione in alto)
26. Edicola XIX secolo
27. Santa Maria della Concordia

28. Crocifisso
29. Arciconfraternita dell'Immacolata

30. San Mattia
31. San Pantaleone

32. Santa Teresella degli Spagnoli
33. Rosario di Palazzo

34. Arciconfraternita del Rosario
35. Maddalenella degli Spagnoli

36 - 37 Crocifisso
38. Santa Maria della Speranza (leggi spiegazione in alto)
39. Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe (leggi spiegazione in alto)

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A TAVOLA

 

pastiera napoletana

PRANZO DI PASQUA

Antipasto di ricotta salata, salame, soppressata e castiello
Tortellini
Agnello o capretto al forno con patate
Pastiera
Frutta fresca

CENA DELLA VIGILIA DI NATALE

Broccoli soffritti
Vermicelli alle vongole oppure alle alici salate
Capitone fritto o arrosto e insalata di rinforzo
Pesce arrosto o baccalà
Croccante, dolci natalizi
Frutta fresca e secca

PRANZO DI NATALE

Timballo di maccheroni oppure fettuccine in brodo di gallina paesana
Minestra maritata
Dolci natalizi, struffoli
Frutta fresca e secca

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LE PIZZERIE

 

targa della pizzeria Brandi

...UN PO' DI STORIA DELLA PIZZA

Da "Usi e Costumi di napoli " di De Boucard in collaborazione con il Cav. Emanuele Rocco, opera della metà del XiX secolo:
"La pizza non si trova nel vocabolario della Crusca, perche' si fa col fiore (di farina) e perche' e' una specialita' dei napoletani, anzi delle citta' di Napoli (sentite il giusto orgoglio patriottico e la sottile polemica). Prendete un pezzo di pasta (da pane), allargatelo col mattarello o percuotetelo con le palme delle mani, metteteci sopra quanto vi viene in testa, conditelo di olio o strutto, cuocetelo al fuoco, mangiatelo, e saprete che cosa e' la pizza. Le focacce e le schiacciate sono alcunche' di simile, ma sono l'embrione dell'arte. Poi anche questo testo enumerera' le varieta' di pizza piu' in uso: e sono quelle con aglio e olio a cui si aggiungeranno origano e sale; con formaggio grattuggiato, strutto, basilico; oppure con pesce minuto; altre ancora con mozzarella, con prosciutto, arselle; e compare, ma non in funzione di primaria importanza, il pomodoro."
Siamo esattamente nel 1889.Quella estate il re Umberto I con la regina Margherita, la trascorsero a Napoli, nella reggia di Capodimonte. La regina era incuriosita dalla pizza che non aveva mai mangiato e di cui forse aveva sentito parlare da qualche scrittore o artista.
Ma non poteva andare lei in pizzeria cosi' la pizzeria ando' da lei; cioe' fu chiamato a palazzo il piu' noto rinomato pizzaiuolo del tempo che si trovava alla salita Sant'Anna, a pochi passi da via Chiaia.Don Raffaele venne, vide e vinse, utilizzando i forni delle cucine reali, assistito dalla moglie donna Rosa, che era poi la vera maestra di pizze, la vera autrice di quelle classiche che furono presentate ai sovrani): una con sugna che e' una sorta di strutto, formaggio e basilico; una con aglio, olio e pomodoro e una terza con mozzarella, pomodoro e basilico, cioe' con i colori della bandiera italiana, che entusiasmo' in particolare la regina Margherita, e non solo per motivi patriottici.
Don Raffaele, da bravo uomo di pubbliche relazioni, colse al volo l'occasione e chiamo' questa pizza " alla Margherita", il giorno dopo la mise in lista al suo locale ed ebbe, come si puo' immaginare, innumerevoli richieste...

PIZZERIA BRANDI - Fondata nel 1780

Salita Sant'Anna di Palazzo, 1 tel. 081 416 928
E' la pizzeria dov'è nata la vera pizza margherita. Nel week-end si consiglia prenotare. Situata a circa 10 minuti a piedi dall' hotel, all'inizio dell' elegante Via Chiaia.

L'ANTICA PIZZERIA DA MICHELE

Via Cesare Sersale 1/3/5 tel.081 553 92 04
Situata in Zona Forcella, è una delle più antiche pizzerie di Napoli. Il servizio è molto spartano. Non si accettano prenotazioni e, che sia pranzo o cena, sicuramente dovrete fare un po' di fila, ma ne varrà la pena. Troverete solo le vere pizze: margherita e marinara. Raggiungibile dall' hotel con l'autobus R2

PIZZERIA TRIANON DA CIRO CASA MADRE

Via P. Colletta, 42/46 tel. 081 553 94 26
Altra pizzeria storica di Napoli. Si mangia in tavolate con altre persone. Servizio e ambiente semplice, ma pulito e caratteristico. Raggiungibile dall' hotel con l'autobus R2

PIZZERIA MEDINA CUCINA TRADIZIONALE

Via Medina, 32 tel. 081 551 52 33
Nel cuore della città, nelle immediate vicinanze di Piazza del Municipio a solo 5 minuti a piedi dall'hotel. Consigliabile sia come ristorante che pizzeria. Nella zona ristorante ampi saloni interamente affrescati.

ANTICA PIZZERIA E RISTORANTE PORT 'ALBA

Via Port'Alba, 18 tel. 081 45 97 13
Sita nei pressi di P.zza Dante, a circa 20 minuti a piedi dall' hotel. La pizzeria è attrezzata per ospitare anche gruppi organizzati di turisti e per organizzare cene e meeting di lavoro.

MA TU VULIVE 'A PIZZA

Via Santa Maria la Nova, 46 tel. 081 551 44 90
Una piccolissima classica pizzeria napoletana senza pretese, ma con un prodotto genuino. L'ambiente un po' angusto rende questa pizzeria particolarmente indicata in primavera-estate avendo tavoli all'aperto. A meno di 10 minuti a piedi dall'albergo.

FRATELLI LA BUFALA - PIZZAIOLI EMIGRANTI

Via Medina, 18
Tutti piatti a base di mozzarella di bufala DOP. Piatti poveri rivisitati per dar loro quel tocco in più. A 5 minuti a piedi dall'albergo, nelle immediate vicinanze di Piazza del Municipio

ANTONIO & ANTONIO

Via Partenope, 24 tel. 081 245 19 87
Proprio di fronte al Castel dell'Ovo e all'isola di Capri, Antonio & Antonio propone i classici piatti della cucina napoletana

ANEMA E COZZE

Via Partenope 15-18 tel. 081 24 00 001
Sul lungomare. Cordialità, simpatia del personale, ospitalità a cinque stelle e ottimo ambiente vi renderanno questa sosta piacevole ed indimenticabile

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I RISTORANTI

 

trattoria " Da Nennella"

I RE DI NAPOLI

Via Partenope, 29/30 tel. 081 7647775
Cucina tradizionale napoletana e pizzeria.

TRATTORIA NENNELLA

Via Vico Lungo teatro Nuovo, 103-105
tel. 081 414338
Antica cucina tradizionale napoletana. Ottimo rapporto qualità-prezzo.

DAL DELICATO

Largo Sermoneta, 34 tel. 081 667047
Cucina tradizionale napoletana.

AL 53

Piazza Dante, 53 tel. 081 5499372
Cucina a base di pesce.

CIRO A SANTA BRIGIDA

Via Santa Brigida, 71 tel. 081 5524072
Cucina tradizionale napoletana. Specialità: pignatiello di vavella.

LA CANTINA DELLA TOFA

Vico Tofa, 71 tel. 081 406840
Cucina tipica napoletana. Specialità: brasato all'aglianico.

HOSTERIA TOLEDO

Vico Giardinetti a Toledo,78 tel. 081 421257
Antica cucina napoletana.

TAVERNA DELL'ARTE

Rampe San Giovanni Maggiore, 2 tel. 081 5527558
Cucina tradizionale napoletana e pizzeria.

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EVENTI


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DA NON PERDERE

 

Cristo Velato - dalla Cappella Sansevero

CAPPELLA SANSEVERO - Via F. De Sanctis, 19 Tel 081 5518470

La Cappella Sansevero dei Sangro, detta anche "Santa Maria della Pietà dei Sangro" o "La Pietatella", fu costruita come cappella sepolcrale dell' illustre famiglia nel 1590.
A rendere questa cappella una tappa immancabile della città, sono la Pudicizia, il Disinganno ed il Cristo Velato.
La Pudicizia è il nome improprio dato al monumento funebre di Cecilia Gaetani dell'Aquila d'Aragona, madre di don Raimondo, morta in giovane età; il Corradini, per esprimere il concetto voluto dal principe della "pudicizia velata", scolpì una bellissima donna nuda coperta da un velo trasparente che la rende del tutto "impudica" per la generosità delle forme opulente che giocano con le pieghe del leggerissimo tessuto dando l'impressione "tattile" di un vero velo poggiato.
Il Disinganno, è quello di Antonio de Sangro, padre del principe, morto nel 1757, che, sconvolto dal grande dolore per la prematura morte della moglie, si abbandonò ad una vita errabonda ed inquieta della quale scoperto "l'inganno", ritirandosi poi a vita monastica abbandonando le cose del mondo ed il figlioletto Raimondo al padre don Paolo. Francesco Queirolo rappresentò un uomo (don Antonio) che si libera di una rete che lo avviluppa, lavorando, si dice, in un solo blocco marmoreo, con una perizia da orafo nell'estrema difficoltà di realizzare la rete marmorea avviluppata alla figura interna.
Il Cristo Velato si può ritenere l'opera sintesi di tutta la cappella. Inizialmente la scultura, commissionata al Corradini, doveva chiamarsi il Cristo Morto e rappresentare la Passione. Alla morte dello scultore, però, l'opera fu realizzata dal Sammartino con le medesime tecniche suggestive della Pudicizia.
Nella cripta si trovano le Macchine Anatomiche, due corpi umani cui il principe, con un preparato di sua invenzione, ha tolto "l'involucro" corporeo, metallizzando l'intero sistema delle vene e delle arterie. Non è noto come sia stato effettuato né si sa se i due infelici fossero o meno già morti quando è stato compiuto. Un'altra ipotesi ci dice che si tratta di una costruzione completamente artificiale ma anche così non si capisce come si sia potuta realizzare tenendo conto dei mezzi dell'epoca.

IL CIMITERO DELLE FONTANELLE - Piazza Fontanelle alla Sanità n.154

Il cimitero è scavato nel tufo della collina di Materdei. Vi si accede dalla piccola chiesa di Maria SS. del Carmine. Fino all'epidemia del 1836 è stato utilizzato come anonimo ossario della città. La maggior parte degli scheletri risale alla terribile pestilenza che, nel 1656, diminuì drasticamente il numero degli abitanti da 400.000 a 100.000.
Nel 1952 Roger Peyrefitte scrive: "In due larghe gallerie, alte una dozzina e lunghe un centinaio di metri, vi erano allineati migliaia e migliaia di crani e di ossa illuminati da migliaia di candele. Le ossa sono tutte ben ordinate per tipo e ammassate in precise forme geometriche tranne alcuni crani che sono racchiusi in bacheche di legno o di marmo, questi sono i resti delle "anime adottate". Le volte della cava sono molto alte e ci sono delle aperture da dove filtra un velo di luce, sembra un immensa cattedrale della morte. Il silenzio irreale era rotto solo dalla litanie delle vecchie o dai cori che recitavano suffragi per le anime del Purgatorio, una vera trasposizione. Sembrava vivere in un altra dimensione nel pieno di una tragedia greca. Lo strepitio improvviso delle ali o il verso di qualche uccello fa sussultare il visitatore e lo riporta nella realtà."
Dopo un periodo di chiusura, il cimitero fu riaperto al pubblico nel 1872. Iniziò allora a diffondersi il culto delle anime "pezzentelle". Ogni devoto adottava un cranio, che corrispondeva ad un'anima "pezzentella", cioè abbandonata e senza preghiere, gli dava una degna sistemazione in una cassetta e gli faceva spesso visita portando fiori e lumini e recitando "requiem aeterna" per lenire le sofferenze dell'anima che si credeva al Purgatorio. In cambio l'adottante voleva grazie e protezione e se queste non avvenivano riabbandonava il cranio nella polvere e nell'incuria e ne adottava un altro.

"IL MIRACOLO DI SAN GENNARO" - Duomo di Napoli

La leggenda narra che Gennaro, vescovo di Benevento, visse ai tempi delle persecuzioni cristiane da parte di Diocleziano. In quel periodo era vescovo di Miseno Sossio, uomo stimato per la santità di vita. In occasione di una liturgia, Gennaro si recò a Miseno, ma, nel contempo Sossio fu imprigionato. Allora, Gennaro si recò subito a trovarlo nelle carceri con il suo diacono Festo e il lettore Desiderio dove furono riconosciuti come cristiani ed impringionati. I martiri furono tutti decapitati e, come si usava all'epoca, il loro sangue fu conservato in delle ampolle dai fedeli. Questo avvenne nel 305. Tra il 413 e il 432 il Vescovo di Napoli volle dare al Santo una più degna sepoltura, spostandone i resti nelle catacombe poste sulla collina di Capodimonte.
La prima notizia certa del miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro risale al 17 agosto del 1389, data della festa dell'Assunta, in occasione della quale furono esposte le reliquie del Santo. La cronaca racconta che il sangue si era liquefatto come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del Santo. Da allora il culto si andò intensificando sempre più con frequenti notizie dell'avvenuto miracolo.
Tre le date fisse del ricorrente prodigio: vigilia della prima domenica di maggio (prima traslazione), il 16 dicembre (anniversario dell'eruzione vesuviana del 1631) e il 19 settembre (data del martirio). Il sangue per liquefarsi può metterci pochi secondi come mezz'ora o giorni, allora la gente prega perché ciò avvenga.

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